cowspiracy: quando l'industria alimentare impone il silenzio, oppure...
Riccardo Zefelippo

Riccardo Zefelippo

Cowspiracy: quando l’industria alimentare impone silenzio, oppure…

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Hai proprio la certezza di conoscere l’impatto che ciò che mangi ha sull’ambiente?

Anche tu ti preoccupi di cambiare le lampadine e di non far scorrere l’acqua a vuoto mentre ti lavi?

Molto probabilmente allora, quello che leggerai in questo articolo e che viene raccontato nel documentario “Cowspiracy”, ti lascerà a bocca aperta.

Gli autori del documentario ci sbattono in faccia tutti i dati relativi all’inquinamento che l’industria alimentare causa.

Gli allevamenti intensivi sono l’accusato principale.

Non so se tu segua un regime alimentare onnivoro, vegetariano o vegano, ma so che questi dati dovrebbero conoscerli tutti.

Sapere esattamente le ripercussioni sulla salute del pianeta di ciò che mangi, dovrebbe spingerti a mettere, o a ri-mettere, le cose nella giusta prospettiva.

Egoismo, egocentrismo e omertà a lungo andare non potranno che spingerci verso il basso!

Dedica qualche minuto a scoprire dei dati importanti, poi trai le tue conclusioni…

Ready? Andiamo!

Cowspiracy: cosa tratta esattamente di così importante il documentario?

Scritto, diretto e prodotto da Kip Andersen (che ne è anche protagonista e voce narrante) e Keegan Kuhn.

L’apertura del documentario ti dice già tanto su ciò che vedrai.

Inizia con un uomo, ai vertici di un gruppo ambientalista, che parla del fatto che le emissioni di CO2 siano già oltre il limite di sicurezza.

Aggiunge che 2°C in più porteranno alla catastrofe, che andremo incontro ad un’estinzione che non si vedeva dai tempi dei dinosauri, che ci saranno guerre climatiche causate da chi migrerà per potersi sfamare.

allevamento biologico muccheDopo tutte queste importanti previsioni, gli viene chiesto cosa ne pensa dell’allevamento intensivo e lui…fa finta di non capire!

Un po’ come a dire: “Benvenuti nella cospirazione delle mucche!

Capirai meglio più avanti quest’espressione “cospirazione delle mucche cosa sta a significare.

Il percorso del protagonista tra disinformazione e rifiuti

Kip, racconta di aver avuto una vita normale, poi un giorni vede “Una scomoda verità” di Al Gore, sulla minaccia per il pianeta dei cambiamenti climatici.

Da lì cambia stile di vita e decide di impegnarsi per trovare un modo di vivere equilibrato e lottare per cambiare le cose.

Diventa un ambientalista ossessivo compulsivo, come da definizione dello stesso Al Gore.

Inizia a prendere i più comuni accorgimenti come fare docce brevi, fare il compostaggio, chiudere l’acqua quando lava i denti, girare in bici, cambiare le lampadine di casa.

Si chiede: se anche tutti facessero quelle cose, sarebbe abbastanza a salvare il pianeta?

Qualcosa non tornava.

Legge poi il post di un amico, che lo reindirizza ad un rapporto delle Nazioni Unite.

Questo report dice che le mucche producono più gas serra di tutto il settore dei trasporti.

Quindi, solo gli allevamenti di bestiame, inquinano più di automobili, navi, aerei, camion e treni messi insieme; il 13% dei trasporti, contro il 18% degli allevamenti.

Le mucche producono molto gas metano con la digestione, gas che è 25-100 volte più distruttivo dell’anidride carbonica prodotta dalle auto.

Intensifica le sue ricerche, scopre che gli allevamenti sono anche la principale causa di degrado ambientale e consumo di risorse.

Si chiede, giustamente, come potesse essere possibile che non sapesse già quelle cose.

Notizie così dovrebbero averle sapute già tutti, a maggior ragione un ambientalista come lui.

Qualcosa non andava

Visita i siti delle maggiori associazioni ambientaliste, nessuno menziona nulla.

Perché? Perché tutti parlano solo di petrolio e gas?

La frattura idrica dovuta all’estrazione di gas naturale consuma 100 miliardi di galloni d’acqua all’anno negli USA, ma solo in America il bestiame consuma 34 TRILIONI di galloni d’acqua.

E le emissioni di metano sono praticamente equivalenti.

Ogni persona consuma migliaia di litri d’acqua al giorno (quasi 6.000 litri) e la maggior parte di quell’acqua è legata al consumo di carne e latticini.

Gli animali mangiano cibi come i cereali, che hanno un elevato consumo idrico per la produzione.

per un hamburger di 110 gr, servono 2500 litri di acquaPer un hamburger di 110 grammi, servono 2500 litri d’acqua, come 2 mesi di docce.

Abbreviare la doccia non è quindi abbastanza.

Il consumo domestico negli USA arriva al 5% del totale, l’allevamento del bestiame al 55%.

9.500 sono i litri d’acqua per ottenere 450 grammi di carne di manzo.

Anche la campagna “Save our water“, del dipartimento delle risorse idriche, parla delle abitudini, ma niente sull’allevamento.

Con tutte le loro raccomandazioni si arrivano a risparmiare circa 177 litri al giorno, ma per un hamburger sempre 2500 ce ne vogliono!

Kip fissa un appuntamento col governo, dove gli parlano delle solite abitudini.

Poi lui tira in ballo l’allevamento con i suoi dati e subito si tirano indietro.

Le loro facce dicono molto, sanno ma non vogliono (possono) dire.

Gli chiede:

perché non dite alle persone di mangiare meno carne

e la risposta è:

non succederà perché è il governo ad organizzare le cose […] una cosa è la gestione dell’acqua, un’altra e cambiare un’abitudine” (la sua faccia è quasi spaventata mentre dice queste cose).

Allora Kip ribatte: “la doccia e innaffiare non sono abitudini?” e l’altro annuisce in gran difficoltà.

Prima di continuare a raccontarti quali altre sconcertanti scoperte sono emerse, ti chiedo di aiutarmi a diffondere queste notizie, cliccando su uno dei bottoni qui sotto per condividere l’articolo dove preferisci.

È molto importante, non solo per me, soprattutto per il pianeta!

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Grazie grazie grazie, continuiamo…

La ricerca continua

Ciò che scopre è che nel 2009, il report “Worldwatch” (che se vuoi vedere, lo trovi in inglese cliccando qui), 2 banchieri pubblicano un’analisi sui gas a effetto serra rilasciati dall’uomo e dicono che l’allevamento non era il 18% come diceva l’ONU, bensì il 51%.

E in più l’allevamento consuma 1/3 dell’acqua potabile totale del pianeta, occupa il 45% della superficie della terra, è responsabile del 91% della distruzione della foresta Amazzonica, è la principale causa di estinzione delle specie, delle zone morte negli oceani e della distruzione degli habitat.

I gruppi ambientalisti coi quali prova a parlare lo liquidano sempre.

Quali altri dati scopre intanto?

Se smettessimo di usare gas, petrolio e carburante, da ora e per sempre, supereremmo comunque le emissioni di carbonio entro il 2030.

Gli animali in libertà sono solo il 2%.

Le foreste vengono distrutte per poter piantare soia transgenica, utile a far mangiare gli animali da allevamento.

Michael Pollan autore de Il dilemma dell’onnivoro dice che secondo lui non ci provano neanche a parlare perché sanno che sarebbe una battaglia persa a livello politico, essendo molte organizzazioni associative.

Se vanno contro un’abitudine grande come il mangiar carne, avranno problemi nella raccolta di fondi.

Viene così messo in primo piano l’inquinamento, distraendo le persone dai veri problemi.

Come colpevoli si prendono gas, petrolio e altre cause secondarie, in questo modo sono a posto.

Non si mettono contro la gente.

Stufo di aspettare e farsi rifiutare, Kip va di persona nei quartier generali delle associazioni.

Rifiutano di parlare, di essere filmati, mandano dei sottoposti a sbarazzarsi di lui.

Chi lo riceve, appena viene toccato l’argomento allevamenti e carne, divaga e tronca il discorso.

Ma cosa causano esattamente gli allevamenti?

52.200 kg di escrementi prodotti ogni secondo solo in Usa.

È abbastanza, in un solo anno, per coprire contemporaneamente tutta la superficie di San Francisco, New York, Tokyo, Parigi, Nuova Delhi, Berlino, Hong Kong, Londra, Rio de Janeiro, Delaware, Bali, Costa Rica e Danimarca!

L’industria del bestiame ha causato più di 500 zone morte a causa dell’azoto. Più di 246.000 km2 di aree completamente senza vita.

E la pesca?

Anche il direttore di una grande associazione per la salvaguardia degli oceani, svaga quando vengono tirati in mezzo gli allevamenti.

3/4 delle zone ittiche sono sovrasfruttate per l’eccessiva pesca.

La previsione degli scienziati, continuando così, è che i mari rimarranno senza pesci entro il 2048.

E non è poi una data così lontana.

Con le enormi reti che vengono usate per pescare, per ottenere circa 450 grammi di pesce, 2,2 kg di pesci non in target finiscono in mezzo.

Delfini, balene, tartarughe, squali, tutte specie preziose, a rischio e che dovremmo proteggere gelosamente.

milioni di squali vengono uccisi ogni annoTra i 40 e i 50 MILIONI di squali vengono uccisi ogni anno a causa della pesca accidentale.

In realtà altri rilevamenti rivelano numeri ancora più da brividi, in quanto il numero si aggira sui 100 milioni all’anno.

Però noi umani, li definiamo cattivi se ci sono anche solo 60/70 attacchi all’anno, mi sa che non siamo proprio bravi a giudicare obiettivamente le cose eh!

L’uomo è spesso protagonista di eccezionali paradossi.

Eccone uno: la più grande associazione per la conservazione degli oceani, consiglia come aiuto per i pesci…di mangiarli!

Per quanto io non sia un genio, questa raccomandazione sfugge alla mia comprensione, non ha assolutamente nessuna logica.

Quasi 100 milioni di tonnellate di pesce vengono pescate ogni anno, non può essere un ritmo sostenibile.

Il membro intervistato dell’associazione dice che pescando nella maniera giusta, l’anno dopo ci saranno più pesci e, facendo così ogni anno, è come se vivessimo di rendita.

La realtà però è un’altra…e cioè che il pesce nei mari è diminuito del 75%.

L’industria mette in atto quello che viene definito esaurimento seriale.

Si procede in quarta con la pesca di una specie e quando diminuisce troppo per l’eccessivo sfruttamento, si passa alla specie successiva.

In questo modo si massacrano tutte le specie, facendole sparire e distruggendone gli habitat.

Così come afferma Sea Shepherd: “Se l’oceano muore, noi muoriamo. E non è uno slogan, è la verità

Forse solo le foreste pluviali vengono distrutte a ritmi così alti come gli oceani.

Parliamone…

Ecco cosa viene fatto alle foreste

Sono i polmoni della terra, assorbono CO2 e danno ossigeno.

4047 m2 al secondo ne vengono distrutti, un campo da football al secondo.

Le associazioni per la salvaguardia delle foreste fanno grandi campagne per l’olio di palma, che è responsabile sì della distruzione di 10,6 milioni di ettari di foreste, ma l’allevamento (che loro non menzionano) è responsabile della distruzione di 56 milioni di ettari.

La vedo solo io la differenza?

Il focus del discorso viene sempre, più o meno abilmente, spostato su altre cause.

Kip si sente intrappolato appunto nella “cospirazione delle mucche”, continua a girare, senza arrivare da nessuna parte.

Poi inizia a capire i motivi di questa omertà.

gli attivisti che dicono la verità vengono uccisiIn Brasile, dopo l’approvazione del codice forestale, chi si è opposto alle lobby e agli interessi privati, è stato ucciso (citano anche suor Dorothy Stang, uccisa a bruciapelo perché aveva osato parlare).

Chi dice che l’allevamento distrugge la foresta Amazzonica, viene ucciso. Molti vorrebbero parlare, ma non vogliono rischiare la pelle.

Più di 1.100 attivisti sono stati uccisi in Brasile negli ultimi 20 anni. È un dato alquanto inquietante!

Un ex membro della direzione di Greenpeace si fa intervistare e parla apertamente esprimendo la sua frustrazione.

Hai tutte le prove, i dati, le informazioni e le ricerche davanti agli occhi, ma comunque l’organizzazione si rifiuta di agire.

567 MILIARDI di litri di metano al giorno vengono prodotti dalla flatulenza delle mucche.

I loro escrementi sono 130 volte quelli di tutta la popolazione mondiale e in più non subiscono neanche processi depurativi.

Se l’allevamento non fosse intensivo, ma  con grandi pascoli come in alcuni posti succede, il suolo disponibile basterebbe a sfamare un piccolissimo numero di persone.

Servirebbe ogni cm di suolo del Canada, di tutto il centro e di parte del sud America.

E questo solo per soddisfare la richiesta della popolazione americana.

Ma la gente dove andrebbe a vivere?

E in ogni caso, le mucche a pascolo sono meno sostenibili di quelle da fattoria, perché ci mettono 23 mesi invece di 15 a raggiungere il momento in cui possono essere macellate.

Il risultato sono 8 mesi in più di nutrimento e rifiuti per ogni animale.

C’è poco da fare.

Non ci sono modi sostenibili di soddisfare la richiesta mondiale di carne.

E i latticini?

Un’azienda casearia con ampi spazi e pascoli spiega come funziona quel settore.

Lo stesso allevatore ammette che produrre in quel modo facendo “vivere bene” e nei pascoli le mucche, non può essere fatto su scala mondiale, non c’è lo spazio.

Il latte va sostituito, 4 litri di latte richiedono 3.800 litri d’acqua per ottenerlo.

L’Italia si sta già muovendo in questa direzione: negli ultimi 5 anni il consumo di latte vaccino è calato di 1/4 e il consumo di latte vegetale è cresciuto di oltre il 30% negli ultimi 2 anni.

Gli animali selvatici come sono messi?

Quasi 1/3 del pianeta si sta trasformando in deserto.

Addirittura un uomo che lavorava nella ricerca, elaborò questa teoria secondo la quale gli elefanti sarebbero la causa di desertificazione.

Dovevano quindi esserne uccisi 40.000.

Per 14 anni hanno massacrato gli elefanti, ma le cose continuavano comunque a peggiorare.

Teoria smentita e sterminio finito, ma il prezzo di questa prova?

Decine di migliaia di elefanti che hanno perso la vita…giusto no?!

Seguiamo le teorie del primo pazzo che si sveglia!

Nelle aree dove vengono lasciati gli animali liberi, se vengono avvistati lupi, linci, coyote, puma o altri predatori, il dipartimento dell’agricoltura arriva e li uccide dagli elicotteri.

E i governi continuano ad autorizzare tutto ciò.

L’avvocato autore di “Meatonomics“, spiega che ha calcolato i costi che l’industria della carne e casearia esternalizzano, o nascondono, e che vengono fatti ricadere poi sulla società, facendoli rientrare tra voci come: danni ambientali, sanità, sovvenzioni, danni alla pesca e anche crudeltà.

Ebbene sono circa 414 MILIARDI di dollari.

Se li dovessero sostenere loro, carne e latticini costerebbero tantissimo, quasi triplicando il prezzo.

Così sia se mangi carne, sia se non la mangi, paghi per chi la mangia.

L’esempio è un hamburger che ora costa 4 dollari, ne costerebbe 11 altrimenti.

Per cui per ogni hamburger venduto, 7 dollari li paga la società.

Che sola!

Raccogliendo tutti questi dati Kip capisce che Al Gore, colui che l’ha ispirato ad iniziare tutto questo, non era stato del tutto onesto e trasparente.

Va allora in cerca di un lobbysta dell’allevamento intensivo per sapere in che modo influenzano i gruppi ambientalisti.

A quel punto lo chiamano i finanziatori e gli dicono che non possono più finanziare il documentario.

Hanno preoccupazioni a causa della tematica controversa del film!

Kip va avanti da solo e riesce a parlare con un ex allevatore che aveva una mega azienda ed era stato citato in giudizio dall’industria alimentare per aver detto la verità sugli allevamenti in tv nello show di Oprah Winfrey.

Quando era in vigore, la legge sulla diffamazione alimentare, prevedeva che non potessi dire qualcosa, che era noto fosse falsa, su un prodotto deperibile.

In realtà lui disse solo la verità.

Ci vollero 5 anni e centinaia di migliaia di dollari per liberarsi da quella che l’ex allevatore stesso definisce una “persecuzione giuridica dell’industria del bestiame“.

Secondo lui saresti dichiarato colpevole anche dicendo la verità, perché causeresti danni ai profitti dell’industria animale e loro questo non lo vogliono assolutamente.

attivisti principale minaccia di terrorismo per l'fbiWill Potter, autore di “Green is the new red“, rivela che per l’FBI, i difensori dei diritti degli animali e gli attivisti ambientali, sono la minaccia principale del terrorismo interno.

È una cosa clamorosa che evidenzia l’influenza e il potere che l’industria alimentare ha.

Kip iniziava ad essere spaventato e pensava quasi di mollare, ma capisce che la questione va oltre ogni interesse personale.

Vivere per qualcosa o morire per niente.

Facendo una rapido excursus sulla crescita della popolazione mondiale, nel 1812 c’erano 1 miliardo di persone, nel 1912 1 miliardo e mezzo, nel 2012 7 milardi…e 70 MILIARDI di animali allevati.

La popolazione umana beve 19,7 miliardi di litri d’acqua al giorno e mangia 9,5 milioni di tonnellate di cibo al giorno.

Le mucche nel mondo, 1,5 miliardi, bevono 170 miliardi di litri di acqua al giorno e mangiano 62 milioni di tonnellate di cibo al giorno.

Il vero problema non è che la popolazione aumenta, è ciò che la popolazione mangia.

Se tutta quell’acqua e quel cibo destinati agli animali da allevamento, venissero usati direttamente per noi, potremmo sfamare tra i 12 e i 15 miliardi di persone per quanto cibo coltiviamo.

Quasi un miliardo di persone soffrono la fame e quasi il 50% di cereali e legumi prodotti nel mondo, vengono usati per dar da mangiare agli animali!

Ti sembra una cosa giusta?

L’82% dei bambini che muoiono di fame nel mondo, vive in zone dove il cibo viene usato per allevare gli animali che vengono poi uccisi per nutrire le persone più ricche.

Ecco l’ennesimo affascinante paradosso che coinvolge l’uomo!

Da ricerche effettuate risulta che in media possiamo produrre circa 15 volte più proteine da vegetali che non da carne, quindi l’ennesimo falso mito è stato sfatato.

Ridurre gli allevamenti per dare spazio alle foreste, consentendo che si ricreino gli habitat per gli animali selvatici.

Questa è la via.

Le alternative ci sono e sono valide: il cambiamento è in atto

La fine del documentario fa capire che le alternative sono numerose, valide e che il movimento è in grande fermento.

Vengono mostrate nuove realtà che fanno uova a base vegetale, latte vegetale, sostituti della carne.

Al dr. Michael A. Klaper (noto dottore vegano di fama mondiale), Kip chiede se si può essere vegetariano o vegano e vivere in salute.

Il dottore fa il suo esempio, da 32 anni vegano, corre molti chilometri ogni mattina, si fa 60/80 km di bicicletta per le campagne, lavora tante ore e si sente in formissima nonostante l’età (abbastanza avanzata).

Continua poi a raccontare di aver visto mamme vegane in gravidanza stare bene e crescere figli vegani in gran salute e cresciuti forti e robusti.

Viene fatta poi vedere una struttura gestita da ragazzi, che coltivano solo prodotti vegetali.

Ebbene, con poco più di un ettaro, producono oltre 6000 kg di cibo all’anno.

Ennesima dimostrazione della sostenibilità, dell’efficienza e dell’efficacia di questo regime alimentare.

Per nutrire un vegano in un anno bastano 688 m2 di terreno; se la stessa persona fosse vegetariana servirebbe il triplo di terra; per un onnivoro ne serve 18 volte tanto.

Puoi produrre 16.800 kg di verdure su 0,6 ettari, ma solo 170 kg di carne sulla stessa superficie.

E continuano a farci bere il fatto che la soluzione alla fame del mondo siano gli OGM, ma dai…

Ma non finisce qui, una dieta vegana produce la metà di CO2 di un onnivoro, usa 1/11 della quantità di combustibili fossili, 1/13 della quantità di acqua e 1/18 del terreno.

Prova a trovare lo svantaggio di tutto questo, perché io sono piuttosto limitato e non ci riesco 😁

Con un’alimentazione vegana, puoi salvare 4164 litri d’acqua, 20 kg di grano, 2, 78 m2 di terreni boscosi, quindi 9 chili di CO2 e la vita di un animale…OGNI SINGOLO GIORNO!

Il meccanismo è più o meno questo: se non mangi prodotti animali, non hai bisogno di allevarli.

Di conseguenza non hai bisogno di nutrirli e quindi di coltivare così tanto.

Ecco che tornerebbero le foreste, gli animali selvatici, gli oceani si ripopolerebbero, i fiumi tornerebbero puliti, così come l’aria.

La nostra salute non potrebbe che giovarne.

I pannelli solari e le pale eoliche sono d’aiuto, ma per svilupparli a dovere servono circa 18.000 miliardi di dollari e circa 20 anni.

Non abbiamo tutto quel tempo, la soluzione più efficace e veloce è smettere di mangiare prodotti di origine animale, da oggi, a gratis!

E se un cambio così grande ti spaventa o ti sembra eccessivo, inizia riducendo la quantità di prodotti animali che consumi.

Le dimostrazioni che l’unico modo di vivere etico e sostenibile sia la dieta vegana, sono molte e sono chiare.

Il pianeta non deve solo sopravvivere, ma può prosperare.

La natura ci dà tanto da sempre, è ora di restituire qualcosa!

E tu, vuoi fare qualcosa?

Promettimi almeno che ragionerai su tutto questo.

Fammi sapere il tuo pensiero nei commenti, qualunque sia, ci tengo a saperlo 😊

Cowspiracy lo trovi in streaming, considera tuttavia di sostenere iniziative lodevoli come questa.

Senza testimonianze del genere, vivremmo nell’ignoranza e nell’inganno, inconsapevoli di tutto.

Personaggi come Kip meritano tutto il nostro sostegno!

A presto e un grande abbraccio di speranza,

Riccardo.

P.S. Se vuoi condividere l’articolo, per far sì che più persone possibile sappiano veramente cosa c’è dietro l’industria del cibo, clicca su uno dei bottoni a fine articolo.

Grazie di cuore!

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